Abstract

Pathologica storica: uno strumento per conoscere la storia della nostra professione. Con questo numero di Pathologica inizia una rubrica
a cura dei Colleghi Carlo Patriarca ed Ezio Fulcheri, “Pathologica storica”, che si prefigge l’obiettivo di approfondire alcuni aspetti della nostra
Professione, soprattutto attraverso la rivisitazione di articoli apparsi su Pathologica nel corso del tempo.
La nostra rivista ha una storia lunga oltre un secolo, ed è costellata di articoli molto significativi sia sotto il profilo scientifico che storico.
Desideriamo quindi iniziare questo percorso con la ripubblicazione in forma integrale del lavoro pubblicato dal Prof. Camillo Golgi sul primo
volume di Pathologica nel 1909: all’epoca Golgi era già stato insignito del Premio Nobel, che aveva conseguito nel 1906 assieme a Santiago
Ramón y Cajal, come potrete leggere nel breve commento di accompagnamento all’articolo. Ripubblicare questo documento ha un duplice
significato: ritrovare una memoria storica di cui essere orgogliosi e porre l’accento sul valore che la nostra rivista ha avuto nel tempo, con
l’auspicio che ciò possa essere di continuo stimolo per tutti noi a partecipare alla vita della rivista contribuendo con i nostri sforzi a farne uno
strumento sempre più interessante ed utile.

Full text article

Camillo Golgi.

Quando nel 1909 Camillo Golgi (1843-1926) pubblica questo lavoro su Pathologica sono passati 11 anni dalla prima descrizione dell’apparato reticolare interno 1. Ci vorrà ancora un anno perché si cominci a chiamare il nuovo apparato citoplasmatico col nome del suo scopritore: a inaugurare l’eponimo fu Carlo Besta 2 in un lavoro del 1910. In ogni caso la paternità pavese della scoperta è attestata dalla sequenza impressionante di descrizioni ad opera degli allievi, dopo la prima identificazione dell’apparato da parte di Golgi nelle cellule di Purkinje. Ripercorriamola rapidamente con l’aiuto di Paolo Mazzarello, massimo studioso di Camillo Golgi 2, al quale rimandiamo anche per una ricostruzione non agiografica della scuola pavese di Golgi 3: Emilio Veratti nel 1899, ancora nel sistema nervoso; Antonio Pensa nella midollare surrenalica nel 1899; Adelchi Negri, allora studente del V anno, nel 1900: nel pancreas, nella tiroide, nell’ovaio, epididimo e ghiandole salivari; Edoardo Gemelli sempre nel 1900 nell’ipofisi, quando il futuro padre Gemelli era uno studente del IV anno 2 4. Altre ne seguiranno fino al 1909, spesso pubblicate sul bollettino della Società medico-chirurgica di Pavia, fino alla presente, che con il medesimo titolo e pressoché in contemporanea compare sull’organo ufficiale dei medici pavesi 5.

Camillo Golgi nel 1909 è uno scienziato di 66 anni e ha già fatto tutte le sue principali scoperte neuroanatomiche, aiutato dalla “reazione nera” a base di nitrato d’argento, messa a punto quando aveva meno di trent’anni nel piccolo laboratorio domestico di Abbiategrasso, ha dedicato una parentesi di qualche anno di studio al plasmodio della malaria, ha fondato una scuola di ricerca prestigiosa negli spazi di Palazzo Botta a Pavia, ha svolto attività politica, è già stato rettore per due volte, ed è stato insignito tre anni prima del premio Nobel, assieme al rivale Santiago Ramon y Cajal. Che fosse nell’editorial board di Pathologica, dove lo ritroviamo fino al 1922, è un piccolo fatto storico, che tuttavia ci fa molto piacere e ci aiuta a decifrare un tempo in cui gli steccati tra le diverse discipline mediche erano meno alti. A conferma di ciò, basta scorrere i titoli degli articoli della rivista e leggere i nomi e le affiliazioni dei vari autori.

L’intervento su Pathologica ha vari aspetti interessanti, a cominciare dal fatto che il 1909 è l’anno dei suoi ultimi scritti originali sul tema dell’apparato 6, a cui gli allievi continueranno a dedicarsi fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Colpisce la sicurezza di stile dello scienziato affermato nel commentare i risultati altrui e nel sostenere quelli dei suoi allievi, molti dei quali lasceranno un segno nella storia della Medicina. Non manca una frecciata all’illustre Cajal, l’eterno rivale, e alla sua interpretazione dell’apparato reticolare interno, che secondo Golgi era troppo vicina alle teorie dell’istologo svedese Holmgren 2, assertore della tesi secondo cui l’apparato di cisterne fosse in connessione con il comparto extracellulare tramite un sistema di tubuli ramificati detto trofospongio. È questo un capitolo a parte nel contenzioso scientifico tra i duellanti Golgi e Cajal, sostenitore il primo della teoria reticolare e il secondo della teoria neuronale 7; ma questa è un’altra storia, nella quale dalla parte della ragione era lo spagnolo.

È interessante inoltre la sottolineatura, in più punti del testo, della “completa oscurità” che avvolge dal punto di vista funzionale il suo reticolo interno, sul cui ruolo l’Autore si esprime sempre con grande prudenza e solo in relazione ai diversi “mutamenti di posizione e di rapporti dell’organo reticolare”. Poco spazio alle congetture, dunque. Paolo Mazzarello 3 evidenzia la diffidenza epistemologica della scuola di Golgi per ogni costruzione ipotetica che non fosse rigorosamente basata su dati osservazionali, che per Golgi erano pressoché solo dati morfologici. Del resto la perspicacia e l’acume osservativo del nostro è impressionante, e lo si apprezza (pp. 233) nel commento a proposito delle cellule parietali (c.d. delomorfe) gastriche, in cui Golgi non riscontra la presenza del reticolo interno: gli studi della seconda metà del novecento confermarono infatti lo scarso sviluppo dell’apparato nelle cellule parietali gastriche mature (certamente invisibile per le tecniche e i microscopi del 1909), composto da minicisterne disperse tramite un processo di frammentazione regolata, come dimostrato solo di recente 8. Ci vollero comunque decenni e l’avvento della microscopia elettronica per vedere la conferma della scoperta di Golgi e dei suoi allievi, un lasso di tempo più che sufficiente anche per far circolare dicerie secondo cui per realizzare la “reazione nera” con la giusta impregnazione argentica (tempi e diluizione) fosse necessaria nientemeno che l’acqua distribuita dall’acquedotto di Pavia 6. Vi sono infine, per l’interesse dei lettori di Pathologica, i primi accenni all’identificazione dell’apparato reticolare interno in tessuti patologici, in primis carcinomi della mammella, ma non solo.

A questo punto, secondo la frase di rito, non resta che augurare una buona lettura. Con l’avvertenza di non lasciarsi scoraggiare dal modo di periodare di cent’anni fa. Prendiamolo come un omaggio alla bellezza e alla duttilità della nostra lingua.

Fig. 2..

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Fig. 5..

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